Con Frangivento si guida il futuro

Allora i colpi di fulmine esistono. Ma no, non in amore, i colpi di fulmine per un’automobile che ti conquista in un flash. Che basta riflettersi nella sua aerodinamica livrea black & silver, alluminio e carbonio nero pianoforte, per riconoscere in lei il proprio temperamento: indomabile, imprevedibile, (quasi) unica.

 

Così è FV Frangivento Asfanè DieciDieci. Milledieci come i suoi cavalli, quasi un bolide di F1, primo prototipo viaggiante limited edition di una visionaria hypercar ibrida plug in, italiana al cento per cento, con unveiling in anteprima mondiale al Museo nazionale dell’automobile di Torino.
Un’opera d’arte che è un mix & match di tecnologia e creatività. Di heritage e next generation. Di Futurismo e Pop art. Di Batman e James Bond. Soprattutto di passione, senza limiti e confini. Quella di Giorgio Pirolo e Paolo Mancini, fondatori del brand FV Frangivento, made in Moncalieri, che hanno fortemente inseguito un sogno. E che racconta la storia di due frontmen della provocazione. Uno, Giorgio Pirolo, designer di Belluno che da bambino, con le Dolomiti negli occhi e nel cuore, sognava le auto dei grandi carrozzieri emozionandosi davanti alle linee di Gandini, di Bertone, di L’altro, Paolo Mancini, che per tradizione di famiglia ha imparato a plasmare lamiere in one off, concept car e dunque in questa Frangivento DieciDieci. Che sembrava bella e impossibile da realizzare, come dice anche il nome di mezzo, Asfanè, un’espressione sabauda riveduta e corretta appena un po’.< As fa nen in dialetto piemontese significa Non si fa. Ed è quello che ci sentivamo ripetere quando andavamo a cercare partner presentando un bozzetto giudicato troppo ardito per creargli attorno una forma>, spiegano Pirolo & Mancini. Poi, però, la sfida ai grandi brand automotive mondiali è stata possibile con un network di eccellenze italiane come Pirelli, Brembo, Gavio, Oz Racing, che consentiranno di declinare l’hypercar anche in Roadster e full electric.
Musetto a trimarano che fa molto Formula E, convogliatore d’aria sul tetto, profilo disegnato da un’unica linea che dal passaruota posteriore percorre tutta l’auto, lunga 4,6 metri, fino alla punta più estrema del frontale, scocca laterale, che trattiene abitacolo e vano motore, di alluminio battuto a mano, omaggio all’antica tradizione dei battilastra. Come se la storia abbracciasse il futuro. <In Frangivento è la mano dell’uomo a fare la differenza. Il tailor made si fa con l’artigianalità, non con le presse e la ricerca dei dettagli è possibile soltanto tornando all’antico>, afferma Paolo Mancini.
Dettagli di stile che sembrano divertissement ma che raccontano emozioni con effetto wow. <Come le maniglie a forma di revolver dorati, omaggio agli starter della 24 ore di Le Mans, che consentono schiacciando il grilletto di aprire le portiere in carbonio a “Vittoria alata”. Come il cambio a otto rapporti che è un’auto in miniatura. O la scritta arcobaleno Frangivento ispirata ai disegni dei bambini di Selva di Cadore. Stravaganze? No. <La creatività è l’unico lusso che ognuno può permettersi>, riflette Pirolo.
E  allora entriamo nell’hyperabitacolo alto un metro e mezzo, rosso rubino e bianco, racing& glamour, con sedili che sono avvolgenti kart seats più small che medium size. Fissiamo le cinture di sicurezza a quattro punte e schiacciando un pulsante sopra il parabrezza diamo il la al ruggito impressionante del propulsore turbo benzina e dei due motori elettrici posizionati sull’asse anteriore che consentono di accelerare da 0 a 100 km in 3,2 secondi raggiungendo i 350 km all’ora auto limitati. Insomma una dream car da un milione e mezzo di euro in su. Ma da quando i sogni hanno un prezzo?

 

 

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